20/10/2021 BELLUNO – La sentenza della Cassazione non concede scampo a un casertano di 40 anni, residente a Belluno: 3 anni e 2 mesi di carcere la pena inflitta in via definitiva all’uomo per violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni. || Percossa violentemente con pugni, schiaffi e calci, insultata e costretta a subire atti sessuali. E’ la storia di una vita d’inferno quella che una 30 enne, madre di due figli tuttora minorenni, palesa ai carabinieri di Belluno nell’agosto di 4 anni fa nella sua denuncia circostanziata ai militari dell’Arma che fa emergere un quadro di violenze familiari reiterate iniziate molto prima, nel 2015. Il carnefice è il suo convivente, un 40 enne residente in città, di origini campane, per il quale da ieri si sono aperte le porte del carcere dopo la conferma della Corte di Cassazione della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Belluno a 3 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni.Nell’agosto del 2017 la donna con un occhio tumefatto si presenta ai carabinieri del nucleo per il contrasto alle violenze di genere per denunciare il compagno. Il suo racconto agghiacciante parla di un uomo che da anni la sottopone a violenze fisiche e psicologiche, la priva dell’autonomia economica e decisionale, la minaccia di toglierle i figli e di mandarla fuori casa. L’uomo viene denunciato ma il suo comportamento resta tale e quale anzi, neppure un mese dopo, la brutalità nei confronti della madre dei suoi figli, diventa se possibile ancora più disumana: in un episodio il 40 enne colpisce la donna con schiaffi e pugni arrivando a sbatterle ripetutamente la testa contro una parete; in un secondo caso, l’uomo fa oggetto la sua compagna di insulti irripetibili e sputi, poi la costringe a subire atti sessuali. Il Gip del Tribunale di Belluno a quel punto emette la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare; scatta l’iter della procedura giudiziaria, arriva la condanna e ora anche la sentenza definitiva emessa dalla Suprema Corte che oltre a confermare la pena ha inflitto all’uomo la decadenza della potestà genitoriale. l’interdizione perpetua dall’esercizio di tutela e curatela oltre che da una professione e da un’arte, la (Servizio di Tiziana Bolognani)


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