24/04/2026 VENEZIA – Il ministro della Cultura non sarà all’inaugurazione della Biennale nè alle giornate di pre-apertura. Si consuma lo strappo finale tra Roma e Buttafuoco. Non è bastato che la Russia decidesse in queste ore di chiudere il Padiglione al pubblico || Il colpo di scena era nell’aria ed è arrivato: la Federazione Russa ha deciso di non aprire al pubblico il proprio padiglione ai Giardini alla 61 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Le pressioni a livello governativo italiano per spingere la Russia al ritiro hanno evidentemente avuto il loro effetto. Tecnicamente non si può parlare di ritiro perché il padiglione russo sarà aperto, con performance, ma solo per quattro giorni, dal 5 all’9 maggio, nei giorni di vernice per la stampa e addetti ai lavori, con performance. Dal 9 maggio a novembre, ovvero per l’intera durata della Mostra, il padiglione non sarà visitabile. Ma rimarrà chiuso come negli ultimi anni. Inoltre anche nei giorni della vernice e delle inaugurazioni di tutti i padiglioni degli stati esteri, per quello della Russia non ci sarà nessuna cerimonia pubblica ufficiale. Uno scenario che dà ragione all’operato della Biennale e del presidente Buttafuoco, che hanno sempre sostenuto di non avere titolo o strumenti per chiudere alcun padiglione, ma, al tempo stesso, il governo e il ministro ai Beni culturali Alessandro Giuli hanno raggiunto il loro obiettivo, non offrire alla Russia una vetrina. La cancellazione della cerimonia eviterà anche al ministro l’imbarazzo di essere a Venezia. La decisione della Federazione Russa fa seguito alla decisione di tutti i giurati, di non considerare Russia e Iran, tra i padiglioni in concorso per ricevere premi o menzioni. (Servizio di Lorenzo Mayer)
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