07/09/2023 FAVARO VENETO – Strage in Cadore. Dal carcere Angelika Hutter avrebbe dimostrato pentimento e parlato di un guasto all’auto, affermazioni che hanno indignato i familiari delle vittime. || Un guasto meccanico. Dalla sua cella nel carcere veneziano della Giudecca, Angelika Hutter, la 33enne tedesca indagata per la strage di Santo Stefano di Cadore, in cui sono morti Marco, il figlioletto Mattia Antoniello e la nonna Maria Grazia Zuin, lo scorso 6 luglio, si starebbe giustificando così. Sembrerebbe convinta che a causare l’investimento possa proprio essere stato un problema alla sua auto che aveva percorso tanti chilometri da ottobre dello scorso anno in poi tra la Baviera, la Grecia e l’ Italia. Una giustificazione che indigna i familiari delle tre vittime per questo tentativo, scrivono dallo studio legale che li rappresenta, 3A, di chiamare in causa un guasto e per il suo “tardivo” pentimento. Finora avevano preferito non rilasciare dichiarazioni, mantenendo un profilo basso ma leggere queste dichiarazioni per loro è stato troppo. “L’eccessiva velocità, determinante per le conseguenze della tragedia, scrivono ancora i legali, non dipende da “fattori terzi”, è inaccettabile addurre come alibi un guasto”. Difficile dimenticare quel video in cui si sentono due botti fortissimi.“Sarà la consulenza tecnica disposta dalla Procura di Belluno ad accertare la fondatezza di questa circostanza” hanno dichiarato Elena Potente, che quel pomeriggio ha perso il figlio, il compagno e la mamma, e Rocco Antoniello, fratello di Marco. I familiari si dicono anche perplessi, se non offesi, in merito ai presunti sentimenti di pentimento e rimorso che la hutter dice di provare e “che, dicono, contrastano con la condotta tenuta nell’immediatezza dalla donna, che si è letteralmente disinteressata, chiudendosi nel silenzio, come se nulla fosse accaduto”.Intanto il periodo di carcerazione preventiva continua, in attesa della chiusura delle indagini preliminari. Non è stato presentato alcun ricorso al Tribunale del Riesame di Venezia, che difficilmente avrebbe concesso la libertà, se non altro per il pericolo di fuga. (Servizio di Ilaria Marchiori)


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