TREVISO – “Le nostre città non si possono accendere e spegnere con l’interrutore. Dobbiamo convivere con il virus”, così i commercianti trevigiani che guardano al decreto Ristori Ter. Quanto ai sindacati, rilevano come la moratoria del Governo abbia evitato 100 mila licenziamenti solo in Veneto. || Scendere dalle montagne russe dell’incertezza, è questa la richiesta dei commercianti trevigiani, di fronte al dibattito sui colori delle Regioni e sul possibile allentamento di Natale, in fase di studio da parte del Governo.“Le nostre città non si possono accendere e spegnere con l’interrutore”, dice Federico Capraro, presidente Ascom.Partita connessa è quella dei ristori, con il Governo pronto a varare un terzo provvedimento con l’Ascom che fissa un principo generale. “I ristori devono essere slegati al colore della fascia di appartenenza”, afferma Capraro.E al decreto ristori ter guarda una categoria rimasta fuori dai primi provvedimenti e rientrata nel bis, quella dei fotografi professionisti, colpiti dallo stop di eventi e cerimonie. Adesso i fotografi ci sono negli elenchi, ma il raffronto con il fatturato di aprile – alla prova dei fatti – non basta. Altro capitolo, quella della proroga alla moratoria dei licenziamenti, necessaria per i sindacati. Finora – dice la Cgil – questa norma ha evitato una catastrofe occupazionale. “Grazie a questo provvedimento abbiamo evitato 100 mila licenziamenti solo in Veneto”, chiosa Christian Ferrari, segretario Cgil del Veneto. – Intervistati FEDERICO CAPRARO (Presidente Ascom Treviso), ADRIANO BARIOLI (Portavoce Fotografi – CNA Veneto), CHRISTIAN FERRARI (Segretario Cgil Veneto) (Servizio di Cristian Arboit)


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