TREVISO – La Caritas Tarvisina ha presentato il bilancio sociale del 2019 e la situazione nei primi mesi del 2020 condizionati dalla pandemia || Le chiusure decise la scorsa primavera per arginare i contagi da Covid hanno generato nuove fasce di povertà, cittadini che all’improvviso si sono trovati senza reddito. ”Partite iva, dipendenti e poi tanti lavoratori appartenenenti al mondo degli spettacoli viaggianti che da un momento all’altro non avevano nemmeno la possibilità di portare il cibo in tavola, in una settimana abbiamo dovuto dare risposte anche a 10 famiglie, quasi 800 persone” così don Davide Schiavon direttore della Caritas Tarvisina racconta le difficili settimane nella prima fase di lockdownRichieste d’aiuto che hanno subito un’impennata durante i mesi dell’emergenza senza contare, ricorda don Schiavon, tutto quel sommerso di cittadini che non hanno trovato il coraggio di rivolgersi alla Caritas. Un senso di pudore che ha accompagnato anche chi invece ha suonato ai campanelli di via Venier.Altro fronte che si sono trovati ad affrontare i volontari della caritas, che non si sono fermati nemmeno durante la fase più acuta dell’emergeza, quello dei più giovani: ”tre, quattro studenti su dieci della nostra diocesi non sono riusciti a seguire le lezioni on line perchè senza dispositivi tecnologici o perchè non avevano adulti che potessero affiancarli in questa attività” spiega don Davide.Complessivamente il bilancio sociale della Caritas tarvisina ha portato alla luce nel 2019 una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente dei cittadini senza fissa dimora che hanno chiesto aiuto,ma contemporaneamente un aumento del numero dei migranti finiti nella marginalità , percentuale passata dal 40 del 2018 al 67% del 2019, questo spiega don Schiavon è dovuto al fallimento dei decreti Salvini – Intervistati don DAVIDE SCHIAVON (Direttore Caritas Tarvisina) (Servizio di Francesca Bozza)


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