BELLUNO – E’ in vigore l’ordinanza regionale che impone ai medici di base di eseguire i test rapidi ai propri assistiti. La novità è stata accolta positivamente dai cittadini ma, affinchè gli studi si adeguino, sarà necessario attendere ancora qualche giorno. || Non è contemplata la possibilità di esimersi dall’obbligo di eseguire i test rapidi. Tutti i medici di base del Veneto devono attenersi all’ordinanza che il presidente Zaia ha firmato sabato per evitare che l’attività di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti e l’accertamento diagnostico per l’identificazione rapida dei focolai, l’isolamento dei casi e l’applicazione delle misure di quarantena gravino esclusivamente sui Dipartimenti di sanità pubblica. L’ordinanza regionale ha recepito l’accordo nazionale fra Ministero della salute e i medici di base approvato dalla Conferenza Stato Regioni. Prima di sottoscriverlo, i medici hanno chiesto una contropartita così definita: 18 euro se il test antigenico viene eseguito in ambulatorio, 12 euro se in spazi concordati con i Comuni e i distretti sanitari o al domicilio del paziente che, in ogni caso riceverà la prestazione a titolo gratuito. La cifra stanziata dallo Stato verrà corrisposta direttamente dalla regione al medico di base e, a tale proposito il presidente Zaia ha avvertito: “chi si rifiutasse di eseguire il test sarà sottoposto a sanzione e si potrebbe arrivare alla revoca della convenzione con il sistema sanitario regionale”. Nel bellunese, data la vastità del territorio, ci vorrà qualche giorno però per organizzare il tutto: l’accordo prevede la distribuzione ai medici dei dispositivi di protezione individuale oltre che dei kit per i test rapidi. (Servizio di Tiziana Bolognani)


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