MESTRE – «Meglio il lockdown che l’agonia». Il centro si spopolerà a favore dei centri commerciali, è la previsione e la rabbia di uno dei titolari di ristorante-cicchetteria del centro a Mestre, che si sentono ingiustamente colpito dalle nuove misure anti-contagio || «Meglio il lockdown che l’agonia». Un grido d’allarme che la dice lungo sullo stato d’animo di gestori e titolari di pub, bar e ristoranti. Sono addirittura arrivati a sperare la chiusura, i tanti esercenti dei locali pubblici che da mesi inseguono la ripresa, e oggi si trovano a dover fare i conti con la nuova ondata di emergenza sanitaria, e i limiti orari imposti dal nuovo dpcm. Alle 18 si chiude. Chi prova la strada dell’asporto, ma reinventarsi è complicato. E in pieno centro a mestre, uno dei ristoratori storici, Stefano Ceolin, proprio in gennaio aveva occupato gli spazi dello storico caffè dell’orologio per trasformarli in una cicchetteria veneziana. Stuzzicherie da bacaro, che venivano servite a partire dalle 18. Oggi la cucina è vuota, resta solo la possibilità dei pranzi di lavoro, dimezzati dallo smart working. «Qui più sicuri che negli autobus» dice il titolare, mostrandoci il rispetto delle norme, da cittadino consapevole prima ancora che da ristoratore. Il timore è che il flusso di persone si riverserà all’interno dei centri commerciali, spopolando il centro di vitalità, con conseguenze a catena anche sugli altri esercizi comerciali. – Intervistati STEFANO CEOLIN (Titolare Osteria Ceola) (A cura di: Luisa Bertini)


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