27/07/2021 PADOVA – Indagini lunghe e pazienti dei carabinieri che hanno osservato la situazione ai cancelli di Grafica Veneta e registrato le conversazioni telefoniche dei manager coinvolti. || 25 maggio 2020: è la data spartiacque dell’indagine sul caporalato condotta dai carabinieri di Cittadella e dal gruppo tutela del lavoro di Venezia. Gli undici pakistani raccolti per strada dopo essere stati picchiati selvaggiamente per essersi rivolti al sindacato nel tentativo di rivendicare i loro diritti, raccontano, parlano. Quasi nessuno conosce l’italiano ma li vince la forza della disperazione dopo mesi che il procuratore della repubblica di Padova Antonino Cappelleri definisce di semischiavitù. Minacce dirette ai lavoratori, minacce alle famiglie in Pakistan, per uomini costretti a pagare il loro misero alloggio e a consegnare ai loro sfruttatori buona parte dello stipendio prelevato dagli sfruttatori direttamente attraverso i loro bancomat. Addetti che lavoravano all’interno di Grafica Veneta in appalto, con un regolare contratto tra la Bm Services sas di proprietà di padre e figlio di origine pakistana ma cittadini italiani e l’azienda di Trebaseleghe. Ai domiciliari anche due manager dell’azienda Giorgio Bertan, quarantenne amministratore delegato, e Giampaolo Pinton, responsabile dell’area tecnica. Una posizione la loro che sarebbe aggravata dalle intercettazioni della polizia giudiziaria riportate nell’ordinanza di custodia cautelare. Intercettazioni dalle quali emergerebbe la piena consapevolezza di quanto stava accadendo e il tentativo di depistare le indagini. Undici le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, due da provvedimenti minori. Un’indagine che pone sul tavolo molte questioni. – Intervistati ANTONINO CAPPELLERI (Procuratore della Repubblica di Padova), Ten. Col. GIOVANNI PALATINI (Comandante Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia) (Servizio di Chiara Gaiani)


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