26/07/2021 PADOVA – Sfruttati e costretti a lavorare per oltre dodici ore al giorno. Picchiati, sequestrati e abbandonati per strada quando hanno tentato di chiedere i loro diritti. E’ partita dalla denuncia ai carabinieri di undici lavoratori pakistani l’indagine che ha portato nelle ultime ore a spiccare undici ordinanze di custodia cautelare ai danni di nove cittadini di origine pakistana e di due dirigenti di Grafica Veneta, la notissima azienda con sede a Trebaseleghe. || Partivano da due casolari a Trebaseleghe e Loreggia all’alba, 5-5.30 del mattino. Vi facevano ritorno non prima delle 19, unica pausa consentita, un giro al supermercato per un po’ di spesa. Un lavoro incessante, controllato a vista, tutti i giorni, festivi compresi. Un inimmaginabile storia di caporalato che coinvolge una notissima azienda del padovano, la Grafica Veneta di Trebaseleghe. Qui e in un’altra azienda dove le indagini sono ancora in corso, venivano portati su pullmini i lavoratori pakistani condotti in Italia da un’organizzazione che faceva capo alla BM Services sas con sede a Lavis in Trentino di proprietà di due pakistani con cittadinanza italiana, padre e figlio, che alla Grafica Veneta offriva in appalto lavori di incellofanatura e confezionamento dei libri prodotti. Un’indagine partita il 25 maggio 2020 quando a gruppi erano stati recuperati undici cittadini pakistani che avevano tentato di raggiungere Padova per rivolgersi a un sindacato e denunciare le condizioni di sfruttamento e violenza e al loro ritorno nelle case avevano trovato picchiatori assoldati dall’organizzazione che dopo averli colpiti ripetutamente, averli spogliati di tutto anche di documenti e cellulari, li avevano abbandonati tra Piove di Sacco e Padova. Undici le persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare per caporalato: i titolari di origine pakistana dell’azienda trentina e i loro collaboratori in carcere perché accusati di avere organizzato il pestaggio di maggio, e due dirigenti di Grafica Veneta, agli arresti domiciliari: Giorgio Bertan, amministratore delegato e Giampaolo Pinton responsabile della qualità. Secondo gli inquirenti, i due sarebbero stati a conoscenza di quanto accadeva e sarebbero accusati anche di avere tentato di distruggere alcune prove. Minacce dirette ai lavoratori, minacce alle famiglie in Pakistan, per uomini costretti a vivere in case sovrappopolate, a pagare il loro misero alloggio e a consegnare ai loro sfruttatori buona part – Intervistati ANTONINO CAPPELLERI (Procuratore della Repubblica di Padova), Col. LUIGI MANZINI (Comandante Provinciale Carabinieri di Padova) (Servizio di Chiara Gaiani)


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