20/07/2021 MESTRE – Con la crisi e la mancanza di liquidità cresce il numero di imprese che rischiano di finire nelle maglie della criminalità organizzata. L’allarme è lanciato dalla CGIA di Mestre che ha calcolato in quasi 2.000 le imprese del veneziano a rischio usura. || Poco più di 1.800 imprese e partite Iva della Città Metropolitana di Veneziapresentano crediti in sofferenza. Sono aziende “schedate” alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi e che quindi non possono accedere a prestiti di banche e società finanziarie o avvalersi delle misure agevolate del “decreto Liquidità”.Un esercito di piccole e medie imprese in grosse difficoltà finanziarie, che secondo la CGIA di Mestre rischia seriamente di scivolare tra le braccia delle organizzazioni criminali.Chele imprese senza liquidità siano facile preda delle mafie è confermato anche dai vertici dei Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. Le mafie detengono una quantità enorme di soldi provenienti da operazioni illecite da reimmettere nel mercato e spesso si offrono alle imprese settentrionali in difficoltà come risolutori di crisi.Secondo il Presidente della CGIA Roberto Bottan «è indispensabile incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura. Un fondo introdotto per legge da decenni, ma poco utilizzato se non addirittura sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione».Ma c’è anche una buona notizia come in tutto il Veneto, anche in provincia di Venezia le segnalazioni sospette di riciclaggio ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia sono in diminuzione: l’anno scorso nella Città Metropolitana le “denunce” sono state 1.407, 188 in meno rispetto a quelle registrate nel 2019. (Servizio di Filippo Fois)


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