29/06/2021 VENEZIA – L’assessore regionale Bottacin ha presentato il bilancio di questi 16 mesi di attività della protezione civile, impegnata sul fronte covid ma non solo || “Il 21 febbraio, quando ci furono i primi casi covid in Veneto, la protezione civile fu la prima ad arrivare all’ospedale di Schiavonia allestendo le tende e presidiando la struttura” ricorda quei primi giorni l’assessore regionale alla protezione civile Gianpaolo Bottacin. Da quel 21 febbraio 2020 il lavoro dei volontari del Veneto non si è più fermato. Dei 25 mila iscritti, 12 mila quelli impegnati nell’emergenza covid: oltre 281 mila giornate di lavoro regalate alla comunità veneta che contabilizzate si traducono in 50 milioni di euro. Protezione civile impegnata negli ultimi 16 mesi in attività di logistica alcune realizzate solo in Veneto come la riapertura di sei ospedali dismessi, e ancora la consegna di mascherine e ventilatori. Volontari poi appositamente preparati e impegnati nell’attività di contact tracing o al centralino del numero verde istituito ad inizio emergenza. Uomini e donne impegnate nei punti tampone e nei centri vaccinali, oggi 500-600 ancora al lavoro negli hub o nella consegna di materiali sanitari. Ma non c’è stato solo il covid ad impegnare i volontari: 15 gli stati di crisi in Veneto, dagli incendi boschivi, all’emergenza meteo di agosto e dicembre, gli aiuti per l’alluvione in Emilia Romagna e gli interventi per le nevicate dello scorso inverno – Intervistati GIANPAOLO BOTTACIN (Assessore alla Protezione Civile Regione Veneto), LUCA SOPPELSA (Protezione Civile Veneto), MAURIZIO CAPPELLO (Referente Regionale del Volontariato di Potenza) (Servizio di Francesca Bozza)


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