16/05/2021 MOGLIANO VENETO – Rubrica della domenica dedicata agli oggetti della nostra storia. Questa sera ci spostiamo a Campocroce di Mogliano per dei simboli di fede che ci riportano alla civilta’ contadina. || Escono dalla loro chiesa quasi abbracciando le croci appena benedette ripetendo l’antica litania in latino a protezione dalla peste dalla fame e dalle guerre. E’ il millenario rito delle rogazioni che qui a Campocroce di Mogliano continuano a tramandarsi tra generazioni. Ieri come oggi la confessione, e la comunione nella messa della sera per alleggerire l’anima da una giornata di fatica sui campi perche’ per questa gente il rapporto con Dio e’ continuo scandito dal tempo e delle stagioni come i capitoli dei vangeli.E le croci testimoniano questo rapporto con Dio, con quella benedizione che le trasforma da semplici pezzetti di legno in simboli di difesa dal male. Per questo da sempre poi vanno posti lungo il perimetro dei propri campi. Qui piantati a terra negli angoli di confine in altre parrocchie inchiodati su questi alberi oggi quasi dimenticati ma un tempo riferimento non solo delle diverse proprieta’ ma anche per i viandanti come segno sicuro della strada da percorrere. Luoghi oggetti e riti che la modernita’dell’epoca ogni volta tende a cancellare ma che poi inevitabilmente ritornano prepotentemente attuali. Perche’ ieri come oggi sui campi si deve fare sempre i conti con fulgure e tempestate, fulmini e grandine e tutti mai come in questo tempo anche con peste fame et bello, contagio, crisi economica, guerre della porta accanto. E allora nell’imbrunire che avvolge questo tratto di piana trevisana non resta che ripetere come hanno fatto per millenni i nostri avi libera nos domine. – Intervistati DON ELIO GIROTTO (Parroco di Mogliano e Campocroce ) (Servizio di Lucio Zanato)


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