17/04/2021 VENEZIA – Venezia continua a vivere di una singolare e paradossale solitudine: il nostro viaggio in attesa delle riaperture delle attività || Il ticchettio dei nostri passi tra le calli di Venezia risuona e rimbomba come un’eco sordo, la cui voce passo dopo passo si ripresenta vilipesa e splendida nella sua solitudine; interrotta solo a tratti dal vociare dei veneziani a passeggio o a far spesa nella loro città. E’ mezzogiorno. Accanto a noi le saracinesche abbassate di molti negozi e altre alzate ma con l’ingresso chiuso; tra le vetrine del centro impazzano inaspettati sconti, che sembra faccian a gara a chi offre di più. E’ la crisi di astinenza di libertà. E’ la forza di non arrendersi all’abominevole virus. Il “mostro” che ha desertificato pure la maestosa e feconda Piazza San Marco dove si spera d’ora in poi, le riaperture portino un deciso cambio di passo. Venezia tramortita, mortificata, amareggiata, screditata dal paradosso dell’amore ostile verso i turisti. ripercorrendo a ritroso quest’ultimo anno e mezzo dall’acqua alta ad oggi, l’auspicio è che Venezia torni al più presto ad essere ammirata da tutto il mondo – Intervistati DANIELA CAMINOTTO (VENEZIANA), SERGIO PAVESE (ASS. AMICI DEL CARNEVALE DI VENEZIA), PAOLO PENACCHIO (VENEZIANO) (Servizio di Annamaria Parisi)


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