18/08/2026 DOLO – «Un bravo ragazzo, sebbene esuberante e con una forte fragilità». La descrizione di conoscenti e vicini di casa, del femminicida Dino Keber da anni in cura presso il centro di salute mentale della Ulss di Dolo. || Viene descritto così dai vicini di casa Dino Keber: un uomo energico, a tratti un po’ esuberante, ma tutto sommato una «brava persona». Ma dietro quella facciata di normalità si nascondeva un baratro fatto di dipendenze, problemi di salute, soffriva di una grave forma di diabete e un’ossessione tossica. Per questo da anni era seguito dal centro di salute mentale della ulss di Dolo, dove si era recato spontaneamente e da dove non era mai stato prescritto un Tso. Il suo disagio però non era invisibile. Ad accorgersi che qualcosa non andava anche l’avvocato Matteo D’Angelo. Lo conosceva bene, da oltre 30 anni. Come legale racconta di come, a suo avviso, l’abisso avesse avuto inizio con la separazione dalla figlia, per la fine della relazione con la compagna: madre della bambina. I motori, la passione di Keber al punto che aveva trasformato una parte della sua abitazione in officina, dove lavorava come meccanico sebbene completamente abusivo. Una vita condotta al limite questa dell’assassino, nel «corto circuito comunicativo tra istituzioni sanitarie e quelle prepose alla sicurezza». Così il sindaco di Dolo che fa anche un mea culpa. – Intervistati MATTEO D’ANGELO – AVVOCATO (AL TELEFONO), GIANLUIGI NALETTO (SINDACO DI DOLO) (Servizio di Annamaria Parisi)
Questo contenuto audiovisivo è di proprietà esclusiva di Medianordest. È vietato l’utilizzo, la distribuzione, la riproduzione, o qualsiasi altra forma di elaborazione o condivisione del materiale senza previa autorizzazione scritta da parte di Medianordest.videoid(vP7F4UjSFWs)finevideoid-categoria(a3venezia)finecategoria