18/08/2026 PADOVA – Il femminicidio di Giada Zanola. Dopo la conclusione del processo di primo grado e la condanna all’ergastolo dell’ex compagno Andrea Favero sono state rese note le motivazioni della sentenza. La difesa seguita dall’avvocato trevigiano Fabio Crea è al lavoro sull’appello. || Non c’era premeditazione ma un atto legato alla gelosia e alla disperazione per la fine del loro rapporto e la perdita del figlio. Depositata la sentenza che ha portato la corte d’assise del tribunale di Padova a condannare, il 14 maggio scorso, all’ergastolo Andrea Favero, 41 anni ex camionista. E’ lui, secondo i giudici, il responsabile della morte di Giada Zanola, 33 anni, la ex compagna, la madre di suo figlio, gettata dal cavalcavia della A4 nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024, a poca distanza dall’abitazione della coppia. Giorni difficili, di litigi, quelli che avrebbero portato al gesto per i giudici che hanno escluso sia l’ipotesi dell’incidente che quella del suicidio di Giada a cui, contro la sua volontà, erano state somministrate delle benzodiazepine. Da circa un mese è al lavoro sul ricorso in appello il nuovo legale di Andrea Favero, l’avvocato trevigiano Fabio Crea. Tra i punti da chiarire, secondo il legale, la ricostruzione delle fasi in cui il corpo di Giada è stato gettato dal cavalcavia.A questo va aggiunta anche la posizione dell’auto di Andrea Favero, continua Crea. Andrea Favero al suo avvocato ha ribadito di aver lasciato Giada Zanola viva sul cavalcavia, da qui il lavoro, in vista del processo d’appello riparte. – Intervistati FABIO CREA (Avvocato difensore Andrea Favero) (Servizio di Chiara Gaiani)
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