04/07/2026 MESTRE – E adesso il nostro reportage lungo via Piave, a Mestre il giorno dopo il blitz interforze Alto Impatto. A farci da guida, la pasionaria Giovanna Luzzi. Residente che da tempo e con coraggio denuncia il degrado dell’area || La siringa appena usata e ancora con il sangue fresco del buco fatto di recente; poco più in là, accanto ai sampietrini divelti, abbandonata lungo il marciapiede polverina bianca sparsa ovunque; tutt’attorno una quantità incredibile di fazzoletti e garze disinfettanti impregnate di sangue e lasciate dove la gente passeggia, in mezzo a cumuli di spazzatura nell’incuria di un degrado dove è normale trovare carta e scontrini intrisi di sangue e una scarpa con il mozzicone di sigaretta usato per il consumo di crack. Mestre. Via Piave e dintorni. Siamo tornati tra le vie Podgora e Monte Sabatonio cioè lungo l’area dello spaccio e del consumo di droga proprio poche ore dopo l’operazione interforze Alto Impatto. A farci da guida la pasionaria Giovanna Luzzi, più volte già minacciata di morte da spacciatori e criminali che hanno fatto di questa parte della città, la loro zona franca. “Bisogna limitare l’apertura dei cosiddetti negozi paccottiglia”, dice. Racconta mentre sorprende questa tossicodipendente con tra le mani il cucchiaino pronto nell’intento di iniettarsi una dose. La sua reazione è sorprendente. Qui è normale camminare e vedere cumuli di siringhe gettate a terra. E purtroppo è diventato inusuale il coraggio e la determinazione con cui questa residente affronta da sola, ogni santo giorno pusher e tossicodipendenti. – Intervistati GIOVANNA LUZZI (RESIDENTE) (Servizio di Annamaria Parisi)
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