22/06/2026 TAIBON AGORDINO – La vicenda del base jumper morto dopo essersi lanciato dal Castello delle Nevere, tra le Dolomiti: alcuni video pubblicati sulle sue pagine social del 26enne francese aiutano a comprendere il tipo di attività che ha portato il ragazzo a perdere la vita. || Amava lanciarsi con il paracadute, riprendendo con la videocamera i voli tra gli scenari più suggestivi delle Alpi. La tecnica è quella del base jump puro: un tuffo nel vuoto tra gli abissi delle pareti verticali, poca possibilità di manovra, una manciata secondi di caduta libera per raggiungere velocità che arrivano a superare i 200 chilometri orari prima di tirare il cordino che aziona il paracadute. Non l’ha mai tirato, quel cordino, Charles Taungy, il 26enne francese trovato senza vita domenica mattina ai piedi della parete del Castello delle Nevere, cima selvaggia del massiccio della Moiazza, in comune di Taibon Agordino. Lo hanno riferito i soccorritori che l’hanno individuato perlustrando la zona con l’elicottero, dopo che l’amico che era con lui, ma che all’ultimo quel giorno aveva deciso di non lanciarsi, e che lo stava aspettando alla base nei pressi di Capanna Trieste, attorno alle 18 della sera prima aveva dato l’allarme.Charles Taungy amava sicuramente l’adrenalina, le emozioni del volo, la sfida di lanciarsi da luoghi sempre più impervi, talvolta effettuando una capriola prima di aprire la vela, e potrebbe essere stato quindi un errore tecnico, o di valutazione, alla base dello schianto che in quelle circostanze e in quegli ambienti pericolosi e complessi non può che risultare fatale. Il 26enne infatti non è la prima vittima di un’attività sportiva che non lascia nessun margine all’errore, basti pensare ai numerosi incidenti mortali avvenuti nelle Dolomiti negli ultimi anni. (Servizio di Stefano Bozzi)
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