03/06/2026 BELLUNO – Due mesi sono serviti agli investigatori per comporre il puzzle delle identità del branco che ha offerto un’immagine alla “arancia meccanica”. Non baby gang, non delinquenti seriali e, purtuttavia, protagonisti di un fatto di cronaca che restituisce un quadro allarmante. || E’ un problema prima di tutto di educazione, è un problema culturale, è un problema che deve affrontare il capoluogo, piccola città di provincia, medicando gli acciacchi che cominciano a rilanciare segnali di allarme diffuso. Ne è convinto il collega Dino Bridda, Premio San Martino, da decenni fine osservatore della società bellunese, scioccato, e non potrebbe essere altrimenti, dal terribile fatto di cronaca che ha squassato l’apparente tranquillità della città di Belluno. Piazza dei Martiri, le 3 di notte del 22 marzo quando il branco composto da quattro maggiorenni e due minorenni, tutti di età compresa fra i 17 e i 20 anni, si trovano faccia a faccia con un cittadino egiziano di 46 anni: la vittima oggi sta bene, ma a due mesi di distanza da quella notte dolorosa, il ricordo riaffiora, greve e minaccioso. Sembra esclusa, al momento, una possibile matrice razzista dell’aggressione, ma le indagini sono ancora in corso e le valutazioni aperte. “Certo non una bravata” ha detto subito il Questore Roberto Della Rocca che ha l’intenzione di incontrare le famiglie dei giovani coinvolti nella vicenda.Che la situazione possa tracimare da un momento all’altro è sensazione condivisa. “Urge un patto educativo”, afferma Ilenia Bavasso di Insieme per Belluno Bene Comune. – Intervistati DINO BRIDDA (GIORNALISTA), ILENIA BAVASSO (CONSIGLIERA INSIEME PER BELLUNO BENE COMUNE) (Servizio di Tiziana Bolognani)


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