21/05/2026 RONCADE – Il delitto una sera di gennaio, poi 35 anni di indagini, tra archiviazioni e nuove piste che non hanno dato esito. Ripercorriamo l’omicidio di Sandra Casagrande e il successivo lavoro degli inquirenti, ora a una possibile svolta. || Stordita con una bottigliata in testa, in bocca un pezzo di tessuto, un reggitende, per non farla gridare, 22 coltellate tra il collo e lo sterno, una delle quali inferta con così tanta violenza da spezzare la lama rimasta conficcata nel petto. Il seno nudo coperto infine con una vestaglia, il pavimento parzialmente ripulito dal sangue con il maglione della vittima, poi ritrovato su una panchina. E’ questa la scena si presenta la sera del 29 gennaio 1991 ai primi che entrano nella pasticceria di via Roma, a Roncade, dove Sandra Casagrande, 44 anni, giace ormai senza vita. Nel negozio, sopra il quale la donna, vedova da 11 anni dopo il suicidio del marito Luciano Vio, abita, un vassoio di paste che stava preparando. Chi e perchè abbia riversato quel martedì la propria furia cieca sulla 44enne, non è stato dato finora di sapere. Spigliata, avvenente, subito si fa subito strada la pista passionale. La lista è di una decina di sospettati tra le province di Treviso e Venezia. Perquisizioni, acquisizioni di testimonianze, un “clima ostile e omertoso”, così lo descrive l’ex procuratore di Treviso Antonio Fojadelli. Sospettato, ma mai formalmente indagato, l’allora maresciallo dei carabinieri Giuseppe Gentile, morto nel 2021, mentre accertamenti formali vengono svolti nei confronti di un impiegato comunale e di un commerciante. Finisce con delle archiviazioni, il responsabile rimane senza nome. Nel 2009, la Procura di Treviso riapre il caso. Da tre banconote da 10mila lire macchiate di sangue rinvenute nel distributore di benzina self service di Biancade di Roncade, dove l’assassino si è fermato a fare benzina, ci sono il dna di Sandra e tracce organiche che portano a un profilo genetico corrispondente a quello repertato in pasticceria. Gli esami di laboratorio scagionano tutti quelli che fin lì sono stati sospettati. A gennaio 2010, alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, una telefonata anonima accusa “un uomo in divisa, molto influente che, la sera del delitto, era in past (Servizio di Lina Paronetto)
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