12/05/2026 MESTRE – A Mestre resta alta la tensione politica tra candidature bengalesi, integrazione e libertà religiosa. Prima il Veneto con il candidato sindaco Del Zotto ribadisce il no: «Serve un interlocutore unico all’Islam riconosciuto dallo Stato» || A Mestre continua ad alimentare il dibattito politico la candidatura di diversi cittadini di origine bengalese alle amministrative e, parallelamente, la questione della moschea di via Giustizia. Destinata, secondo il progetto presentato, a diventare luogo di culto stabile e dignitoso per la comunità musulmana del territorio, così da consentire ai fedeli di pregare nel nome di Allah in spazi adeguati.Tema che sta infiammando il confronto politico cittadino, con prese di posizione sempre più nette. A ribadire il proprio no anche Prima il Veneto, che parla di criticità di natura tecnica, urbanistica e normativa. I venetisti con il candidato sindaco Del Zotto richiamano inoltre l’articolo 8 della Costituzione italiana, che riconosce il pluralismo religioso e garantisce pari libertà a tutte le confessioni davanti alla legge, sottolineando però come, a loro dire, il nodo starebbe proprio nell’assenza, per l’Islam, di un referente unico riconosciuto dallo Stato equivalente alla figura del Papa per la religione cattolica. Secondo il movimento, si tratterebbe quindi di una questione che dovrebbe essere affrontata a livello nazionale attraverso accordi e interlocuzioni con il Governo a Roma, e non lasciata alla gestione dei singoli Comuni chiamati a decidere caso per caso sull’apertura di nuove moschee o centri culturali islamici. – Intervistati PIERANGELO DEL ZOTTO (CANDIDATO SINDACO VENEZIA PRIMA IL VENETO) (Servizio di Annamaria Parisi)


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