23/04/2026 VENEZIA – Continua la tensione tra Roma e Venezia per la presenza del Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia. E la frattura tra Giuli e Buttafuoco potrebbe portare a una decisione clamorosa || C’è anche la spada di Damocle del rischio di un possibile commissariamento della Fondazione La Biennale di Venezia che pende sulla testa dell’importante istituzione culturale. Un atto d’imperio che però nessuno vuole fare per non mettere a rischio il prosieguo dell’attività di una delle eccellenze culturali più prestigiose del mondo. La partita è ancora in piena evoluzione e ci sono pressioni a livello governativo per convincere la Federazione Russa a un ritiro di propria iniziativa, ma questo fino ad ora non è avvenuto e i curatori hanno confermato, per ora, l’apertura del padiglione ai Giardini. Intanto l’Unione Europea ha confermato il taglio di 2 milioni di euro, che andrà a ripercuotersi sulla Biennale Cinema Collage, ovvero il programma con cui la Biennale sostiene i giovani registi emergenti. La Biennale ha confermato che risponderà a Bruxelles, entro il termine dei 30 giorni che non è ancora scaduto. I giorni della resa dei conti finale saranno quelli della vernice, tra il 5 e il 9 maggio. Se la presenza della Russia fosse confermata il ministro Alessandro Giuli potrebbe persino evitare di venire a Venezia, ma questo il ministro lo sta valutando. Si risolverà la frattura con il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Intanto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha definito la decisione della commissione europea un finanziamento di 2 milioni di euro, in conseguenza all’invito alla Russia, “una ricaduta nell’anticultura”. Insomma in Laguna siamo ancora nel pieno della burrasca. (Servizio di Lorenzo Mayer)
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