12/03/2026 BELLUNO – Scontro politico in Veneto sui fondi per la sanità di montagna annunciati dalla Giunta regionale: i 30 milioni presentati come una “svolta storica” non sarebbero risorse aggiuntive, ma una riorganizzazione di fondi già esistenti, la denuncia del consigliere del PD, Alessandro Del Bianco . || Sui finanziamenti alla sanità per la montagna veneta è scontro aperto a pochi giorni dall’annuncio di un fondo da almeno 30 milioni di euro l’anno fino al 2028 per garantire servizi nelle aree montane venete. Dall’opposizione annuncia battaglia il consigliere regionale dem Alessandro Del Bianco che dalla struttura tecnica regionale ha ottenuto la conferma che quei 30 milioni sono risorse già presenti nel fondo sanitario regionale, semplicemente ricollocate.Nel mirino dell’opposizione c’è in particolare la quota destinata alla cosiddetta perequazione delle Ulss che operano nei territori svantaggiati, come la Ulss 1 Dolomiti e la Ulss 7 Pedemontana. La norma di riferimento è l’articolo 15 dello Statuto veneto e l’articolo 4 del Piano socio sanitario regionale 2019-2023 in base ai quali si definiscono i Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza per le Ulss dei territori svantaggiati, tra cui quelli montani. Negli ultimi anni, ricorda Del Bianco, queste risorse oscillavano tra i 47 milioni nel 2024 e i 54 milioni nel 2025. Nel disegno di legge collegato al bilancio, invece, la cifra viene fissata a 30 milioni l’anno fino al 2028. Critiche alla manovra arrivano anche dal consigliere Riccardo Szumski di Resistere Veneto, che parla di un’operazione di “cosmesi contabile”.Interpellato, oggi l’assessore regionale alla montagna Dario Bond definisce il fondo “un paracadute di sicurezza per gli sforamenti dei plafond di spesa da parte delle Ulss di montagna”. Bond travolto anche dal fuoco amico, non si scompone e rilancia: “Chi intende speculare, si assuma anche la responsabilità di cancellare il fondo”. – Intervistati ALESSANDRO DEL BIANCO CONSIGLIERE REGIONALE PD (AL TELEFONO) (Servizio di Tiziana Bolognani)
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