19/12/2025 VENEZIA – Non solo di nome ma anche di fatto, la “mala del Tronchetto” è stata una mafia, ne ha usato i metodi, ne aveva le ambizioni, ne esprimeva la forza.La sentenza dall’aula bunker di Mestre. || Mala del Tronchetto. La mafia c’era. E’ il verdetto, della corte d’appello nell’aula bunker di Mestre, che ha ribaltato la sentenza di primo grado. Come già accaduto per i Casalesi di Eraclea. La banda dei “mestrini”, ex mala del Brenta, dunque, era un’associazione mafiosa che voleva prendere il controllo di uno dei principali hub turistici, dedita a estorsioni, rapine e reati vari. I giudici hanno condannato i boss Gilberto Boatto a 29 anni e 3 mesi e Paolo Pattarello a 26 anni. Dai 136 anni complessivi del primo grado si passa, dunque, a un totale di 215. Saranno le motivazioni, per le quali la Corte si è presa 90 giorni di tempo, a spiegare il perché mentre le difese hanno già preannunciato che faranno ricorso in Cassazione. Condannata anche Sara Battagliarin, che in primo grado era stata assolta perché i legali avevano convinto i giudici che non fosse a conoscenza delle attività del suo compagno Trabujo: 6 anni e 6 mesi, mentre il fratello del «boss», Denis Trabujo, 15 anni e 3 mesi e la madre Lucia Marazzi 6 anni e 8 mesi. (Servizio di Ilaria Marchiori)
Questo contenuto audiovisivo è di proprietà esclusiva di Medianordest. È vietato l’utilizzo, la distribuzione, la riproduzione, o qualsiasi altra forma di elaborazione o condivisione del materiale senza previa autorizzazione scritta da parte di Medianordest.