26/01/2024 BELLUNO – E’ passato un anno dal trasferimento dei profughi ucraini all’ex asilo Cairoli di Belluno. Una quarantina di persone, per lo più donne e bambini, cui viene garantita assistenza dal Comune di Belluno. Chi ha trovato un lavoro stabile cerca una casa, ma gli alloggi non si trovano. || Un anno fa oggi all’ex asilo Cairoli. Un gran fermento per dare dignitosa sistemazione a poco più di una quarantina di profughi scappati dalla guerra in Ucraina. Ospitati originariamente all’ex caserma dei vigili del fuoco, donne e bambini vennero spostati – non senza una coda polemica – perchè per l’immobile di via Gregorio XVI parevano imminenti i lavori di ristrutturazione. La struttura individuata fu quella in via del Piave dove le famiglie hanno ormai costruito una nuova vita. Il Comune di Belluno continua a seguire i profughi, anche con il supporto del volontariato; sarà confermata la convenzione con la Prefettura e quella con la Sersa per la fornitura dei pasti giornalieri al Cairoli e alla canonica di Mier dove sono ospitate altre 5 persone. Per un anno e mezzo si sono offerti di dare una mano uomini e donne dell’associazione ex poliziotti. Oggi il compito è totalmente in capo dal gruppo dell’Ana di Belluno. Un buon numero di profughi adulti lavora, chi più stabilmente, chi invece con contratti a ore e in questo caso si tratta delle donne che hanno bambini piccoli da accudire. Chi un’occupazione ce l’ha ha espresso il desiderio di indipendenza che sembra difficile da realizzare perchè mancano alloggi.Il Comune si è interfacciato con le associazioni dei proprietari di casa, ma il muro sembra invalicabile. – Intervistati LORENZA DE KUNOVICH (ASSESSORA PROTEZIONE CIVILE COMUNE DI BELLUNO) (Servizio di Tiziana Bolognani)


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